Scorie nucleari / Il dossier segreto della Sogin

Marco Mostallino, cronista curioso e determinato dell'"Unione Sarda"non si ferma davanti a nulla, anzi scava e trova un dossier segreto della Sogin che rivela aspetti inquietanti intorno al problema delle scorie radioattive che dovrebbero trovar rifugio in Sardegna tra la protesta sempre più diffusa delle popolazioni locali e degli amministratori. In più, l'inchiesta di Marco Mostallino, porta alla luce un curioso retroscena che ha come protagonista il Ministro degli Interni Giuseppe Pisanu ed il suo collega della maggioranza, il leghista Giancarlo Pagliarini che dichiara che è finalmente giunto il momento per "superare il tabù del nucleare e ridare via libera alle centrali atomiche spente dopo il referendum del 1987." (R.d.N)

di Marco Mostallino

Roma. Dalle pagine 11, 16 e 17 del dossier segreto della Sogin, che solo oggi o domani sarà mostrato ai presidenti delle Regioni. Il luogo ideale per le scorie radioattive è "superficiale" o "sotterreaneo", ovvero a cinquanta metri di profondità, preferibilmente in zone "demaniali militari". Per realizzarlo servirà "un'area minima di 100 ettari di superficie pianeggiante, senza soluzione di continuità (strade, ferrovia, incisioni morfologiche ecc)". Nel documento, che sarà discusso non prima del 10 luglio dalla Conferenza dei "governatori", c'è anche la conferma che la Sardegna resta in gioco. Pagina 13, lettera F relativa alle aree vincolate: sono escluse "le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole". Significa che territori più bassi, anche nelle isole, possono essere designati a ricevere i "53.000 metri cubi" di materiali radioattivi che la Sogin e il commissario Carlo Jean devono stoccare in qualche parte d'Italia.

I TEMPI DELLA SCELTA
Il dossier e il disegno di legge Marzano su energia e scorie confermano quanto anticipato dall'Unione Sarda: di luoghi candidati ad accogliere la spazzatura radioattiva si parlerà solo dopo un secondo studio della Sogin e due discussioni della Conferenza delle Regioni: per dare il loro parere i presidenti, Mauro Pili compreso, avranno diciotto mesi. Poi la scelta sarà del premier.

IL DOCUMENTO SEGRETO
Poco dopo le 18 di avant'ieri, alla Conferenza dei presidenti (Roma, via Parigi 11, secondo piano), sono giunti due volumi gonfi di dati tecnici e una relazione di 19 pagine (comprese due illustrazioni). L'ordine governativo è stato quello di non mostrare nulla nemmeno ai presidenti, ma di spedire tutto alle Regioni.

EMERGENZA NUCLEARE
Il documento chiave è la relazione dal titolo "Descrizione sintetica della procedura per la selezione di siti idonei al deposito definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività". Punto 1, "Premessa. I rischi di atti terroristici derivanti dalla situazione di crisi internazionale ... hanno indotto il Governo italiano a dichiarare ... lo stato di emergenza nucleare nelle aree che ospitano le installazioni nucleari di Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Basilicata e Piemonte". Da qui le "necessità di iniziative straordinarie ed urgenti per lo smaltimento dei materiali radioattivi giacenti - necessità di centralizzare i poteri relativi alla messa in sicurezza degli impianti a rischio". Come? Con "la sistemazione definitiva del rifiuti radioattivi" in un solo posto.

IL "PREMIO" PER LE SCORIE
Pagina 2 del dossier segreto di Carlo Jean: "A conclusione di questa Premessa, va ribadita una delle più importanti e significative conclusioni del Rapporto del Gruppo di Lavoro della Conferenza Stato-Regioni che qui si riporta: "La realizzazione del deposito va presentata come facente parte di un Progetto di Sviluppo Integrato del Centro e del Territorio"". La proposta delle Regioni è dunque: pattumiera radioattiva accanto a un Centro di ricerca. Alla Conferenza partecipa anche la Regione autonoma della Sardegna.

LA POLITICA
Ancora pagina 4: "Nel presente documento è stata sintetizzata la procedura di selezione dei siti candidati da sottoporre alla decisione politica del Paese". Significa che l'ultima parola spetterà al Governo.

ERRORI E PERICOLI
Pagina 5, punto 2.1: "Fino al termine della fase di controllo istituzionale, deve essere resa possibile la recuperabilità dei rifiuti dal deposito definitivo", nel caso il luogo si riveli inadatto. Pagina 10, punto 3.7: si illustra "un metodo di confronto che permette di elaborare una valutazione comparativa dei "siti candidati" basata sulla capacità di "contrastare" i processi di migrazione e trasporto dei radionuclidi nell'ambiente circostante il deposito e, di conseguenza, sulla capacità o meno del complesso deposito-sito (barriere artificiali + barriere naturali) di assicurare il rispetto dei limiti di dose al gruppo critico della popolazione". Ovvero, controllare che le radiazioni non superino i livelli di guardia.

IL METODO
Pagina 6, punto 2, sul confronto tra i siti che verranno suggeriti: "Un tipico approccio graduale inizia con la definizione delle zone su cui effettuare le ricerche, ad esempio il territorio amministrativo di una Regione. Nell'ambito del territorio in esame, si individuano, con indagini di dettaglio crescente, le aree di potenziale interesse". Finché ne resta una sola.

MILITARI
Pagina 11, punto 3.7, anche la parentesi fa parte del testo Sogin: "Ulteriori criteri di valutazione preferenziale tra i "siti candidati" sono: la coincidenza con aree demaniali (militari)...". I generali sardi hanno negato questa ipotesi, caldeggiata invece dal generale Jean.

POPOLAZIONE
Sogin scarta le zone molto popolate. A pagina 15, lettera L, afferma che l'uso dei dati del "censimento del 1991 è congruo con gli obiettivi dello studio ... un'area extraurbana con bassa densità di popolazione non avrà tendenza ad un cambiamento della popolazione residente almeno per i prossimi 20 anni ... il valore di bassa densità di popolazione di 20 abitanti residenti per kmq corrisponde a 1/10 della media della densità di popolazione riferita a tutto il territorio nazionale". La Sardegna ha 66,6 abitanti per chilometro quadrato e le aree con densità 20 o meno sono numerose, soprattutto attorno alle basi e ai poligoni militari.

La protesta dell'Isola

I quattro presidenti delle Province sarde, Sandro Balletto, Mario Diana, Frano Masala e Francesco Licheri, hanno deciso di emanare un'ordinanza per vietare il transito e lo stoccaggio di materiale nucleare. L'assemblea dell'Unione della Province Sarde, presieduta da Sandro Balletto, si è riunita a Oristano dove ha deliberato, fra gli altri punti all'ordine del giorno, di chiedere ai quattro presidenti del Consigli provinciali sardi, convocare un'assemblea plenaria dei consigli provinciali per il 27 giugno.

Nuoro off-limits
Il sindaco di Nuoro ha emanato un'ordinanza per vietare il transito e la sosta di mezzi che trasportano rifiuti e scorie radioattive nel territorio del Comune. Il provvedimento segue la deliberazione del Consiglio comunale che martedì scorso aveva dichiarato Nuoro "città denuclearizzata".

Legambiente e wwf
Sul caso scorie nucleari Legambiente Sardegna e Wwf sono ben decise a non abbassare la guardia. La prima ha deciso di anticipare la campagna Goletta verde nell'isola. L'imbarcazione arriverà in Sardegna il 9 luglio, portando sul fianco lo striscione "No alle scorie". In concomitanza Legambiente promuoverà dibattiti e forme di protesta contro l'eventuale sbarco di materiale radioattivo sull'Isola.

Il Ministro: "Il Governo sa che la Sardegna ha sostenuto il peso di onerose servitù militari".

Roma Palazzo Chigi, ore 11,45. La campanella segnala che il Consiglio dei ministri è terminato. Il responsabile degli Interni appare in sala stampa. Parla brevemente di sicurezza e immigrazione, poi saluta. "Ho un impegno". Ma le domande lo bloccano.

Ministro Pisanu, le scorie radioattive? "Non complichiamo le cose".

Ma la Sogin ha presentato il rapporto e in Sardegna la tensione è alta. "So che la sensibilità è forte. Ma si tratta di decisioni tecniche che devono trovare un avallo politico. Il Governo sa benissimo che la Sardegna ha fatto la sua parte sostenendo il peso di onerose servitù militari nazionali. Ora scusate, devo proprio andare".

Pochi minuti dopo le agenzie diffondono in tutta Italia le parole del ministro. E parte la replica dell'opposizione: "Le affermazioni rassicuranti di Pisanu - dice il deputato dei Verdi Marco Lion - non ci rassicurano perché in realtà il commissario delegato per la sicurezza delle installazioni nucleari, nonché presidente della Sogin, Carlo Jean, ha totale carta bianca. Mentre Pisanu lascia intendere - prosegue Lion, che sostiene di sapere che l'Isola è già stata scelta per il deposito radioattivo - che la decisione sarà politica, il commissario straordinario ha pieni poteri nella scelta del sito per lo stoccaggio dei rifiuti: si tratta di una contraddizione che merita una chiara spiegazione". Analoga la posizione del movimento spontaneo del no alle scorie, che ha confermato, nonostante l'intervento di Pisanu, la manifestazione fissata per oggi a Cagliari (alle 18 in piazza Garibaldi).

In attesa del chiarimento, Palazzo Chigi prepara i quattrini per la campagna di sensibilizzazione che nasce, come spiegano fonti del ministero delle Attività produttive, dalla mobilitazione della Sardegna. Dopo un mese di proteste il Governo ha deciso di discutere i pro e i contro dei rifiuti atomici con i cittadini del territorio che verrà indicato per ospitarli. All'articolo 27, il disegno di legge Marzano su energia e scorie radioattive prevede la spesa di cinque milioni di euro al fine di informare le popolazioni sul nucleare, ma anche al fine di svolgere studi tecnici sulla collocazione del deposito: in sostanza per pagare la Sogin.

Ma che sia tempo di discutere sembra ormai chiaro negli ambienti governativi. Rispondendo a un'interrogazione di Piergiorgio Massida (FI) e Francesco Onnis (An), il sottosegretario alle Attività produttive Giovanni Dall'Elce afferma che l'esecutivo "conferma che la scelta del deposito sarà condivisa e partecipata. Se il Governo dovesse fare proprie le motivazioni dell'ordine del giorno di rifiuto approvato dal Consiglio regionale - aggiunge Dall'Elce - è evidente che nessuna regione italiana accetterebbe mai di stoccare alcunché nei propri territori".

Il tema è caldo e diventerà rovente nei prossimi giorni, quando il Parlamento discuterà il disegno di legge su energia e rifiuti radioattivi. Lo dimostra la sortita di Giancarlo Pagliarini: l'onorevole leghista sostiene che si tratta dell'occasione giusta per superare "il tabù del nucleare" e ridare via libera alle centrali atomiche spente dopo il referendum del 1987. "Pagliarini - risponde il senatore dei Verdi Sauro Turroni - potrà parlare di nucleare sicuro solo quando si prenderà le scorie in Padania, magari nel suo collegio elettorale di Paderno Dugnano".

Marco Mostallino