Guerra all'Iraq, traballano i motivi. Ma se tornassero?
3/1/3 - Traballano i motivi, già evidentemente pretestuosissimi, accampati
da Bush per fare la guerra. Aumentano le volontà contrarie alla guerra, nel
cuore dei popoli, ma anche di personaggi autorevoli o famosi. Mai visto tanto
pacifismo di fronte a tanta arroganza (anche se i leccatori di parti disgustose
non mancano mai). Sono pacifisti oggi anche tanti che hanno giustificato le
guerre degli anni '90, il decennio orribile. Quelle guerre strumentali hanno
progressivamente stabilito la guerra inperiale come disumano criterio di
dominio. Noi, cercatori della nonviolenza, le abbiamo condannate tutte, con
solide ragioni. Per la riconciliazione - che è l'unica vera pacificazione -
hanno fatto e fanno di più i nonviolenti dei militari.
Che cosa succederebbe oggi se quei motivi di Bush riprendessero consistenza? Che
cosa succederebbe se gli ispettori trovassero sotto il letto di Saddam un po' di
quelle armi dategli dagli Stati Uniti? Il richiamo di Ciampi, con voce scandita,
all'art. 11 della Costituzione che ripudia la guerra, giusto ed opportuno contro
chi intende superarlo, è stato seguito immediatamente da un oscuro richiamo
alle missioni militari e agli impegni nelle alleanze, quindi a questo crimine
finora voluto da Bush con la volontà del lupo di Fedro. L'art. 11 impegna
l'Italia alle organizzazioni di pace e giustizia, non alle alleanze militari
aggressive. Tradire un'alleanza criminale, come fece l'Italia tardivamente l'8
settembre 1943, è un dovere e un onore.
Bisogna dire che motivi per le guerre non ce ne sono. Non ce ne sono mai. Senza
se e senza ma, alla guerra sempre no. Si può ammettere una difesa diretta del
territorio e delle istituzioni da aggressioni dirette, ma anche questa forma di
difesa può e deve evolvere dal monopolio militare, cioè omicida, alla difesa
sociale, civile, nonarmata e nonviolenta, che diverse esperienze storiche
dimostrano possibile. Ma una guerra in casa d'altri, preventiva, in difesa del
dominio e del privilegio nel prelievo energetico (letteralmente così è
concepita la "difesa" nei documenti strategici di vari paesi, in
primis Usa, ma anche Italia), è esclusivamente criminale. L'ingerenza
umanitaria, data l'interdipendenza dei popoli e il dovere di solidarietà
universale, è doverosa e giusta, ma per essere umanitaria deve essere civile e
previdente, non militare e tardiva.
La Coscienza Umana parla chiaro: Chi ordina la guerra è un assassino. Chi
l'approva, approva l'assassinio. Chi la ripudia salva l'umanità.
Enrico Peyretti