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Piazza Carlo Giuliani

Information guerrilla

Target: Iran

12 Feb 2007 2:47

di Roberto Laghi, Information Guerrilla

Che la guerra all’Iraq sia stata costruita attraverso una campagna mediatica fatta esclusivamente di menzogne è ormai una realtà acclarata: il Pentagono ha ammesso che le armi di distruzione di massa non c’erano (e si sapeva già prima) e recentemente ha anche dichiarato l’inesistenza di alcun legame tra Saddam Hussein e al-Qaeda (e anche questo si sapeva). Queste notizie relegate a trafiletti, con una guerra che continua da quattro anni, con un numero stimato di morti intorno ai 600.000. Fallimento della diplomazia e fallimento del giornalismo.

Ora lo stesso meccanismo è già in moto, con un obiettivo già da tempo sull’agenda strategia statunitense: l’Iran. E la propaganda, perché di questo si tratta ed è bene dirlo, è già in atto un’altra volta e stiamo per arrivare all’escalation. Il neosegretario alla difesa americano Robert Gates ha accusato l’Iran, dalla conferenza mondiale di Monaco sulle politiche di sicurezza, di armare la guerriglia irachena, dicendo: “Abbiamo le prove.” Non vi sembra un copione già visto?

Eppure nessuno che faccia una piega. Andiamo avanti. John Pilger, autorevole giornalista australiano (trapiantato a Londra) indipendente, in un articolo sul New Statesman, dice: “indagini del New York Times, del Los Angeles Times e di altri, compresi ufficiali militari britannici, hanno concluso che l’Iran non è coinvolto nel rifornimento di armi attraverso il confine.”

Menzogne, dunque, ma (sempre citando John Pilger) “una concentrazione di flotta navale americana è cominciata nel Mediterrano orientale. Questo è certamente parte del piano che il Pentagono chiama “CONPLAN 8022″, che altro non è che il bombardamento aereo dell’Iran.” Non solo, citando il kuwaitiano e ben informato Arab Times, ci dice che Bush attaccherà l’Iran prima della fine di aprile.

Ma facciamo un passo indietro. Solo il Washington Note e il Financial Times hanno dato la notizia di ciò che ha dichiarato Zbigniew Brzezinski (già consulente per la sicurezza nazionale al tempo della presidenza Carter) in un’audizione alla Commissione affari esteri del Senato americano: “uno scenario possibile per affrontare militarmente l’Iran implica che la sconfitta irachena ecceda i limiti americani, che in seguito accuse americane indichino l’Iran come responsabile di questa sconfitta, dopodiché, che ci siano provocazioni in Iraq o un attacco terroristico sul suolo americano di cui l’Iran sarà ritenuto responsabile. Così si potrà arrivare a una azione militare americana ‘difensiva’ contro l’Iran.”

Il copione è già scritto, gli attori sono già pronti a recitarlo. Riuscirà la società civile a disinnescare questo meccanismo mortale? Qualcosa si muove, ma sicuramente non è sufficiente a sconfiggere la complicità colpevole dei media. Il mondo dei blog iraniani è in fermento e continua a discutere e ad angosciarsi; c’è anche un movimento, Enough Fear, che unisce cittadini statunitensi e cittadini iraniani nel tentativo di “smantellare una crisi atomica”. Ma per prima cosa dobbiamo esigere che i nostri mezzi di comunicazione ci raccontino la verità. Costringerli a farlo. Perché questa volta la posta in gioco è drammaticamente alta.