“Menzogna e propaganda, armi di disinformazione di massa” di Massimo Chiais (Lupetti)
7 Mar 2008 1:10
Un potere politico che si serve della menzogna per raggiungere i suoi scopi, spesso in contrasto con gli interessi della società che dice di rappresentare, può ancora definirsi “democratico”? Fino a che punto la manipolazione dell’informazione e la costruzione di una realtà modificata ad uso propagandistico possono essere accettate dall’opinione pubblica? Queste sono alcune delle domande che si pone Massimo Chiais nel suo saggio “Menzogna e Propaganda. Armi di (dis)informazione di massa”, edito da Lupetti – Editori di Comunicazione.
Il volume, frutto di alcuni anni di ricerca dell’autore come giornalista free lance e ricercatore presso il corso di Laurea in Scienze Strategiche dell’Università di Torino, coniuga gli aspetti della ricerca sociologica e storica con quelli dell’analisi della cronaca più recente, approfondendo lo studio del linguaggio dei media, dei criteri di selezione dell’informazione e delle modalità di diffusione delle notizie.
Scorrendo le pagine, il lettore si trova di fronte a personaggi e situazioni note, familiari, conosciute attraverso la stampa e i notiziari televisivi, ma che qui assumono una nuova veste, del tutto diversa da quella “ufficiale”: eroi che non hanno mai fatto nulla; stragi mai avvenute; cattivi che poi così cattivi non
sono; buoni assai meno buoni di quanto si creda; avvenimenti mai esistiti, ma prodotti all’interno di studi cinematografici da agenzie di Pubbliche Relazioni per garantire ai propri committenti l’appoggio dell’opinione pubblica internazionale. E con esiti del tutto sorprendenti, come dimostrano i risultati di alcuni
sondaggi e la popolarità di notizie che, nel tempo, sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo diventando vere e proprie “leggende”, capaci di supportare personaggi e poteri politici.
Il risultato, per quanto possa apparire quasi cinico, è che l’informazione che viaggia sui media è spesso una costruzione, qualcosa di assai diverso rispetto alla realtà dei fatti. Ma è proprio la loro formidabile capacità di trasferire notizie su scala globale e in tempo reale, che, rendendoli gli unici strumenti di
conoscenza della realtà, circonda i media di un’autorità difficile da contestare. In queste condizioni, non stupisce che la storia possa essere trasformata senza alcuna obiezione, attraverso operazioni di vera e propria “ingegneria storica” finalizzata alla costruzione di una realtà fittizia, ma in linea con gli interessi di chi la manipola.
Per lo stile giornalistico e i numerosi riferimenti a fatti di cronaca, che accompagnano l’approfondimento di un’analisi puntuale ed estremamente documentata, il saggio di Massimo Chiais è in grado di garantire una lettura interessante tanto per coloro che operano professionalmente nel settore della comunicazione e dell’informazione in genere, quanto per un pubblico generale: il pubblico di quanti consumano quotidianamente informazione, senza rivolgere una particolare attenzione alla sua effettiva “qualità”.
L’obiettivo è quello di denunciare i mezzi e i linguaggi di una comunicazione deviata e manipolata, ma anche quello di far riflettere sui pericoli che tali informazioni possono rappresentare.
Massimo Chiais (1961) è docente e giornalista. Terminati gli studi in Lettere e in Scienze Strategiche, ha conseguito il dottorato di ricerca e collabora con la cattedra di Studi Strategici dell’Università di Torino. Autore di numerosi articoli e saggi (Rivista Militare, GQ, Storia e Futuro, Pagine di Difesa), si occupa prevalentemente del rapporto tra comunicazione, disinformazione e potere politico e in particolare dell’analisi dei linguaggi della propaganda. Ha pubblicato Strategie di comunicazione e propaganda nell’epoca dei conflitti asimmetrici, in Nuciari-Coralluzzo, (Aracne 2006).
Io quando il monumento vidi
ove posa il corpo di quel grande
che temprando lo scettro a’ regnatori
gli allor ne sfronda, ed alle genti svela
di che lagrime grondi e di che sangue …
(Ugo Foscolo, Dei Sepolcri)
Introduzione
Tutto ciò che è stato scritto in questo libro, è falso. Per quale motivo, allora, leggerlo? Per la semplice constatazione che, qualora la dichiarazione iniziale fosse reale, allora la falsità della falsità corrisponderebbe alla verità, capovolgendo totalmente la situazione. Se è falso tutto ciò che è scritto, allora è falsa anche la dichiarazione di falsità: cosa che, dunque, rende vera e attendibile ogni parola.
Al di là del vortice nel quale può trasportare questa ennesima riproposizione del celebre “paradosso del mentitore”, basta un’affermazione di questo genere per definire quanto possa essere estremamente complicato l’universo della menzogna, e quanto, proprio sulla base di questa complessità, si presti a divenire il campo di infinite manipolazioni della realtà da parte dei soggetti più disparati. Tanto più in un mondo come quello attuale, all’interno del quale l’informazione costituisce il bene primario e il via vai delle notizie un elemento insostituibile, un fattore determinante addirittura nella legittimazione di un sistema politico quale quello democratico.
Ecco, allora, manifestarsi il problema nella sua pienezza. Fino a che punto si può spingere la bugia, che ha in sé qualcosa di infantile e persino comprensibile, prima di diventare menzogna, falsità, e precipitare nell’esecrabile? Esiste una Verità oggettiva, attraverso la quale spiegare il mondo e i suoi fatti senza scadere nella visione, parziale e orientata, di una verità fatta a immagine di chi pretende di descriverla? E specialmente: può essere giustificato l’atteggiamento di chi, magari dall’alto di un incarico di grande responsabilità e nel nome del “bene comune”, mente, sapendo di mentire, facendosi forte dell’ignoranza di chi lo ascolta, per disorientarlo, disinformarlo, fuorviarlo nelle sue percezioni e nelle sue risposte? La natura stessa di queste domande è tale da non consentire una risposta, o almeno da lasciare aperta la strada a numerose possibilità.
Perché se è vero che Verità e Onestà sono da sempre considerate come virtù, è pur vero che lodata o vituperata, accettata come utile strumento o condannata come odiosa, la menzogna, può vantare radici lontane e costituisce una presenza costante e un elemento significativo nella vita dell’uomo, da sempre. Al punto che una storia esauriente della menzogna, anche solo sulla base della tradizione storica o letteraria, non è nemmeno ipotizzabile, tanto profondamente il concetto stesso di falsità ha permeato le culture dei popoli fin dalle radici. Le religioni antiche, forse senza eccezioni, presentano tutte una, o più, divinità dedite all’uso sistematico della menzogna, come Mercurio, Minerva, Metis o il nordico Loki; la Bibbia stessa è ricchissima di episodi in merito: basti pensare al serpente ingannatore nel giardino dell’Eden, oppure alla menzogna di Giacobbe, che inganna il padre fingendosi il fratello; lo stesso Dio degli ebrei, nella visione cosmogonica gnostica, manichea e poi catara, assume le sembianze di un demiurgo ingannatore, che attraverso una reiterata menzogna si procura l’adorazione degli uomini in forma esclusiva, allontanandoli dal vero Bene ed alimentando l’ignoranza circa il fine ultimo del genere umano. Che dire, poi, di Satana, re dell’inganno e della falsità? Per non parlare del titano Prometeo, colui che sa per primo, ladro e ingannatore, che con uno stratagemma ruba il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini. Non da meno, di fronte a tanti dei, gli uomini, gli eroi, primo tra tutti Ulisse, l’ “ingegnoso Odisseo” mentitore per definizione, tanto bravo nella sua arte da meritarsi al contempo la stima di Atena e un posto d’onore nell’inferno dantesco.
Di fronte a tanti esempi, non stupisce, allora, che il dibattito sulla menzogna e sul suo rapporto con la verità abbia animato le discussioni dei filosofi di ogni epoca, dalla Grecia classica alla Scuola di Francoforte e fino ad oggi, alimentando la più classica delle domande: “che cos’è la verità?”. Domanda certo di non facile risoluzione, e che trova il suo sfogo naturale in un altro quesito: “esiste la verità?”. Non si tratta, come potrebbe sembrare, di una questione oziosa, tesa solo a complicare ulteriormente le cose. Anzi, in parte è proprio attraverso una risposta a questa seconda domanda che è possibile, se non spiegare, almeno cercare di comprendere, la prima, mitigando anche molte delle considerazioni che verranno esposte in questo libro. E’ auspicabile che la verità esista, e che la realtà sia, allo stesso modo, un dato di fatto innegabile: ma entrambe seguono difficilmente modelli oggettivi, lasciando margini talmente ampi a letture diverse, da rendere paradossalmente “differente” la stessa realtà a seconda di chi la guarda. A operare su queste “letture”, solo apparentemente semplici, sono fattori di carattere sociale, culturale, religioso, storico … che, di fatto, vestono diversamente il Vero, così come il Giusto, il Bello, il Sacro e così via. Ma proprio di fronte a queste molteplici possibilità, è doveroso porsi con la consapevolezza dettata da un “ragionevole dubbio” nei confronti dei modi di comunicare, e dunque di recepire, tanto la Realtà quanto la Verità.
Infatti, anche fuori dalla speculazione filosofica o metafisica, fermarsi a riflettere sul ruolo della falsità e dell’inganno nella società contemporanea, può avere ben più che il significato di un “gioco” intellettuale, tanto più intricato quanto più avvincente. Perché, proprio di fronte al martellante bombardamento di notizie che non abbandona l’uomo moderno nell’arco della sua vita intera, diventa lecito domandarsi quante di queste informazioni corrispondano alla realtà, e quante, al contrario, si basino sulla falsificazione, sulla mistificazione del reale. O, più ancora, su deliberate strategie di disinformazione, messe in atto al solo scopo di manipolare la realtà per produrre una diversa percezione degli avvenimenti presso l’opinione pubblica. D’altra parte, cosa ne sa la “massaia di Voghera” di quello che avviene in Pakistan o sulle coste della California, alla riunione dei paesi più industrializzati del mondo o nelle prigioni di un’isola caraibica? Né più né meno di quanto i media, e chi li controlla, vogliono che lei sappia. Così, sebbene sia vero che l’opinione pubblica vive di informazione, è pure vero che questa informazione si presta a un’infinita molteplicità di fattori in grado di trasformarla, ridurla, amplificarla, “infiorettarla”, demonizzarla e così via… fino a trasformare la realtà di ciò che accade in un’altra realtà, completamente diversa, alcune volte addirittura antitetica. E, se spesso accade che questa trasformazione non sia altro che il naturale processo di cambiamento di una notizia che passa di bocca in bocca, e in questo trasferimento si modifica a causa dei trasmettitori, molto più spesso a incidere sulla realtà sono ben altri meccanismi. Meccanismi che parlano la lingua della propaganda e della disinformazione, che sanno bene quali stratagemmi linguistici o iconici utilizzare per incidere sull’emotività e sulle percezioni dell’opinione pubblica, in modo tale da determinarne reazioni funzionali al raggiungimento dei propri obiettivi. Ma ancora di più, meccanismi in grado di influenzare in modo così profondo la percezione della realtà, da trasformare in realtà la menzogna stessa, fino alla realizzazione di vere e proprie operazioni di ingegneria storica, tali da immortalare il falso per vero, trasferendo ai posteri una visione “storicamente modificata” degli eventi.
Da qui, la necessità di andare alla scoperta di quali siano questi meccanismi, quali le tematiche e le modalità di propagazione della menzogna per fini utilitaristici. Perché, tutto sommato, sebbene sia estremamente difficile cogliere “con le mani nel sacco” il potere che si serve di una menzogna per ingannare l’opinione pubblica, può almeno valere la pena saper individuare i sistemi e i linguaggi utilizzati, al fine di mantenere elevata la soglia dell’attenzione e cercare di assumere un atteggiamento critico e non, come spesso si vorrebbe, passivo.
Il lavoro che segue si pone proprio questo obiettivo: quello di proporre una sorta di vademecum per proteggersi dai pericoli della disinformazione, trasferita, per lo più, attraverso i media, ai cittadini. O meglio, a quella “finzione necessaria” che è l’opinione pubblica, tanto difficile da definire e troppo generalizzante per avere un significato reale, ma allo stesso tempo così fondamentale nella comprensione di dinamiche complesse quali quelle dell’informazione e della gestione della comunicazione. A lei, pur così vaga nelle sue caratteristiche, vengono indirizzati messaggi menzogneri e manipolati per renderla, formalmente, artefice di decisioni fondamentali. A lei è giusto rivolgersi per metterla in guardia da quanti, sotto mentite spoglie e nel nome di ideali sovrastimati, sovrastrutturali e, per lo più, ingannevoli, cercano di costruire attraverso la menzogna tante realtà su misura, tali da legittimare poteri e decisioni che, in queste forme, non dovrebbero trovare giustificazioni né essere accettati.
Indice
Introduzione
Capitolo 1. Mentire per agire sulla realtà
L’uso pubblico della menzogna
Mentire omettendo. Menzogna e selezione dell’informazione
Nascondere l’informazione attraverso troppa informazione. Il caso dell’operazione Desert Storm
Il linguaggio della menzogna
La menzogna costruita, miscela di vero e falso
Una sintesi letteraria dei metodi di intossicazione della verità. Il montaggio, di Vladimir Volkoff
Mentire al nemico
La menzogna come strumento della propaganda interna
Pubblicità e propaganda: il marketing della menzogna
Capitolo 2. Manipolare la realtà per disinformare informando
Le “false notizie” di Marc Bloch
“Rumori”, false notizie e leggende urbane
Le “voci” che intossicano politica ed economia
Rumori di guerra e informazione deviata
Agenzie di Pubbliche Relazioni, guerra e costruzione di false notizie
Le menzogne dei media. Fattoidi, bufale e falsi giornalistici
Una bufala d’eccezione: il caso dell’eccidio di Timisoara
I mass media, armi di disinformazione di massa
La menzogna tramandata: scrittura della storia e ingegneria storica
Capitolo 3. Formule, figure e linguaggi della menzogna propagandistica
Il Nemico serve: se non c’è, si costruisce su misura
Menzogna e “propaganda atroce”. La Grande Guerra, specchio dei nuovi conflitti
Propagare il falso nel nome della verità
La costruzione di un universo simbolico. Simboli e slogan per “depistare” la ragione
La ritualizzazione collettiva del consenso
La proposta dell’elemento mitico intorno al quale accorpare il consenso
Capitolo 4. Disinformazione, menzogna e propaganda, tra nuove tecnologie e insicurezza globale
Marziani, terroristi e diffusione dell’informazione. Vera e falsa.
La sicurezza minacciata, habitat privilegiato della disinformazione propagandistica
Chi non è con noi è contro di noi. Disinformazione, propaganda e sentimento ostile
Lavorare sulla notizia. Spettacolarità, eroismo e top secret per gli aerei dell’11 settembre
Stereotipi, percezione della notizia e informazione radiotelevisiva
Lo stravolgimento della realtà attraverso il medium televisivo. Iraq e guerra nel sondaggio PIPA/Kn
Pseudo-democrazia e propaganda in Rete. Mistificazione del reale ed inquinamento dell’informazione
Disinformazione e menzogna spettacolare, dalla Rete alla prima serata televisiva
Bibliografia