La lesione di Genova
IDA DOMINIJANNI
Tecnica, mirata, senza teoremi, così la Gip che l'ha firmata definisce
l'inchiesta che manda agli arresti 23 no- global per i fatti di Genova. Nessuna
associazione sovversiva contestata, solo fatti specifici: un blindato
incendiato, due supermercati saccheggiati, qualche cassonetto capovolto, qualche
saracinesca di banca divelta. 500 videocassette visionate, 130 Cd Rom, 24.000
foto, per arrestare alle quattro del mattino 23 giovani dei 300.000 che invasero
Genova e spedirne 9 in custodia cautelare per il rischio che ci riprovino
(quando? dove? al prossimo G8?) e col sospetto (lombrosiano) che tendano
spontaneamente a delinquere. La sproporzione fra le cifre è patente e
restituisce, scatto numero 24.001, la sproporzionata realtà di quelle giornate
genovesi: una città in assetto di guerra, col potere blindato e le forze
dell'ordine armate da una parte e una contestazione disarmata dall'altra. Il
movimento è assolto. 23 contestazioni di reato non disegnano (se dio vuole,
stavolta) un teorema e nemmeno delineano quello che in gergo si chiama «una
frangia violenta».
Ma siamo in Italia, dove le sentenze e le ordinanze, che siano «geometriche»
come quella di Cosenza o «mirate» come questa di Genova, sempre in politica
vanno a finire. E in politica, dopo il Social Forum di Firenze, è in atto una
singolare operazione. La pacifica manifestazione di Firenze (e, poco dopo,
quella altrettanto pacifica di Cosenza), invece di gettare un fascio di luce sul
perché anche Genova poteva essere pacifica e non fu, viene usata per mantenere
un cono d'ombra sulla violenza originaria dei no global, a Firenze redenti ma
domani chissà. Figurarsi dunque quanta ombra verrà fatta usando la doppietta
dell'ordinanza di ieri e del proscioglimento di Placanica dell'altro ieri: un
combinato disposto perfetto per riconfermare il teorema confezionato fin da
subito su Genova dal governo, di un movimento violento tenuto a bada a stento da
carabinieri e polizia in perfetta buona fede, fedeli servitori dello stato
costretti alla legittima difesa. 23 custodie cautelari chiudono il caso,
dimostrano il teorema e così sia?
No, lo riaprono. A Genova la guerra non fu dichiarata dal movimento ma dalle
forze dell'ordine, e prima che dalle forze dell'ordine da un potere tanto vuoto
da doversi mascherare, recingere, blindare. Un furgone incendiato, qualche
saracinesca divelta, due supermercati saccheggiati, un assalto dimostrativo
contro un carcere sono atti illegali, ma sono pochissima cosa a fronte di una
vita sacrificata sull'altare della forza in divisa, del blitz sanguinoso alla
scuola Diaz in notturna, della tortura reintrodotta in quel di Bolzaneto. Questo
fu Genova, lo stato di diritto fatto a pezzi, e finché questa verità non sarà
agli atti del paese, nelle istituzioni e nella società civile, non ci saranno
reati specifici che possano placare la memoria ferita di chi c'era e la
coscienza incosciente di chi non c'era.
Dopo un anno e mezzo sappiamo che la maggioranza al governo non concederà mai
l'inchiesta parlamentare che di tanto in tanto l'opposizione, quando i fantasmi
di Napoli glielo consentono, si ricorda di reclamare. Ma sappiamo pure che
nessun confronto, nessun dialogo e altresì nessun girotondo sulla giustizia sarà
credibile se non riparte da quella lesione dello stato di diritto e non la
risarcisce. Dentro di sé, il movimento dei movimenti ha saputo elaborarla e
lenirla, e c'è solo da incoraggiarlo a non ricacciarsi indietro dove altri lo
vorrebbero inchiodare.
Fonte: http://www.ilmanifesto.it