Genova: il bastone. Firenze: la carota.
Chi ha letto il nostro 'La battaglia di Genova' sa che, nonostante il peloso diluvio mediatico, nessuno ha detto le due cose essenziali: che è stato probabilmente Fini a dare il là al massacro e che nessuno sarebbe stato punito, tranne noi. Come è puntualmente avvenuto.
A Firenze hanno preferito lasciarci a fare festa, con una ammucchiata di vip
e aspiranti parlamentari, a far passerella mediatica, mentre, nelle stesse ore,
i 5Omila di Termini Imerese, comprese donne e bambini, incazzati, bloccavano
strade, ferrovie e i cancelli di quella porca della Fiat che negli ultimi dieci
hanno ha tolto i soldi dalla produzione delle macchine (e dal lavoro) per
metterli nelle speculazioni loro. Lasciando, quelli che le Fiat le fanno e
vedremo quali altri dell'indotto, senza uno straccio di lavoro, con vite
rovinate. 5Omila, 1OOmila? Probabilmente di più. E allora, per quanto la festa
di Firenze sia stata carina, ed abbia aiutato un sacco di I5/2Oenni a uscire di
casa, dal ghetto del privato, e dal merdaio televisivo-berlusconiano della loro
testa fottuta dal regime, a noi la festa suona amara, molto amara.
Anzi, suona sberleffo se la volete tutta.Compreso tutto il panegirico mediatico
(oh come siete bravini, oh come vi siete comportati bene tutti. Già, e state
belli separati da Termini Imerese e Torino, dalle piaghe che fa il Capitale,
mentre la telecrazia burocratomafiosa regna sovrana. Tanto sovrana che se
voleva, con quattro uomini in borghese, allestiva una provocazione, due statue
rotte, e ci marciava sui suoi media per un mese. Non l'ha fatto perché gli
conveniva la pace, perché ha paura della lotta vera: Termini Imerese, Torino.
Insomma, ridotta all'osso, è agli incazzati Fiat che dobbiamo la festa di
Firenze. Quando diciamo che il regime, con il suo pensiero unico (Nel
paese di Berlusconia, di F. Giovannini, Malatempora ed. in libreria) è già
qui. Quando diciamo che questa è una 'società dello spettacolo' che viaggia
sugli imperativi del consumo e dello showbusiness e non più su quelli della
produzione (ah, se Cofferati leggesse il Trattato di Vaneigem e anche Casarini
invece di andare a fare comparsate in TV anzi, visto che la TV è quello che è,
perché il movimento non decide che nessuno, più nessuno parli a suo nome in
TV? Così capiremmo chi è movimento e chi invece sta facendo la solita scalata
mediatica verso il Parlamento, così chiariremmo, una volta per tutte, chi è
movimento e chi no, secondo criteri nostri, e non secondo il furbo distinguo del
potere 'violenza sì violenza no' quando è chiaro che la violenza, come a
Genova, è lui, e non noi, come Firenze mostra benissimo. (E Termini Imerese e
Torino, con i poliziotti schierati e pronti a difendere il profitto e a menare
chi perde il lavoro?).
Avete trovato, nel peloso osanna generale, qualcuno sui media che dica l'ovvio,
che cioè non è successo niente a Firenze, perché la polizia, cioè Fini e
Berlusconi non l'hanno voluto? E che quindi quel che è successo a Genova è
frutto loro, e delle loro bande armate, e non dei ragazzi tutti, del black block
babau? Nessuno. Meditate un po', movimentisti, meditate, sennò di questo passo
andiamo solo o ai massacri, come Genova, o alle simpatiche scampagnate
ideologiche come a Firenze e diventiamo quel che vogliono loro, utili idioti,
buoni per comparsate TV e qualche bella dimostrazione con canti e balli, che fa
audience.
Il collettivo Malatempora