Arresti, trame e nuvole nere sulle nostre teste

Sabato a Milano nonostante la convocazione veloce affidata al tam tam di movimento, e nonostante la pioggia del mattino ed il tempo che continuava imperterrito e minaccioso, eravamo almeno 4.000 ad attraversare in corteo la città per chiedere l'immediata liberazione dei compagni e delle compagne arrestat@. Alcuni di quest@ compagn@ sono quell@ con cui abbiamo discusso insieme di reddito di cittadinanza, di movimento "altro" global, di desideri, sofferenze, nelle liste redditolavoro e movimento di ECN, per cui anche sotto il profilo umano, emotivo, questi arresti ci coinvolgono. A ben vedere pensando a questa vicenda molte sono le cose che vengono in mente e la percezione è quella che nubi minacciose si addensano sopra la nostra testa. Pur nella confusione degli accadimenti vorrei provare a sollevare alcune questioni in ordine sparso.

Innanzitutto l'uso di reati associativi e di opinione degni dei peggiori regimi autoritari. E' scandaloso che questi reati (270 bis, cospirazione, incitamento a disobbedire, ecc.) figli legittimi del ventennio fascista e utilizzati anche nel regime "emergenziale" per reprimere il movimento degli anni '70 non siano stati abrogati. ma è evidente che lo Stato ed i suoi apparati repressivi ritengono tuttora utili questi strumenti ereditati dai loro predecessori repubblichini. L'associazione "immateriale" e la comunicazione. Sembra proprio che in regime di monopolio dell'informazione qualunque fonte di informazione alternativa, tantopiù se molteplice come internet, dia fastidio, eppoi in epoca postfordista, il concetto di immaterialità del lavoro pare sia stato applicato anche in forma giuridica. La rete del sud ribelle, come tante altr@ situazioni di discussione aperta tra soggetti e realtà diverse, più che ad un'associazione assomiglia a libera cooperazione, sarà forse per questo che i giudici cosentini parlano di associazione immateriale? Il contesto: ovvero la fase di guerra nell'impero ed il movimento contro la guerra più robusto a livello europeo, come ricordava anche Curzi in un'intervista a LA7. D'altronde, purtroppo, avevamo ragione quando si riteneva che l'illegalizzazione di Batasuna costituiva un pericoloso esperimento esportabile nel resto d'Europa.. ma allora, molti continuavano a leggere gli avvenimenti come una specificità relegata ai "fans" di Euskal Herria (miopia politica?). In alcuni casi le similitudini con altre situazioni di guerra sono addirittura incredibili. Huambo, Vittoria e sua figlia sono stati arrestati tutt@, eppure nemmeno erano a Genova e la figlia nemmeno si interessa di politica. Sembra quasi una situazione alla israeliana, in cui si colpisce l'intera famiglia. chissà se hanno anche abbattuto l'ulivo nel giardino. L'arte della deterrenza. Ovvero come provare a seminare il panico con la minaccia degli arresti applicabili a tutt@. Con le stesse accuse, in Italia, siamo inquisibili perlomeno in un milione! Ma la repressone iniziata a Napoli e poi a Genova, seppur violentissima (di proporzioni e con caratteristiche inedite dal dopoguerra ad oggi) pare poco efficace. A Firenze eravamo molt@ più che a Genova. L'arte del dividi et impera. Ovvero la solita solfa dei presunti buoni e dei presunti cattivi, in cui si chiede ai primi di isolare e prendere le distanze dai secondi. Purtroppo alcuni hanno abboccato alle trappole che il ministero continua a porre attraverso un fazioso ed ideologico dibattito su violenza e non violenza. Ma se la caratteristica di questo movimento è la molteplicità, ogni pezzo è importante se si vuole salvaguardarne la ricchezza. Per fortuna, mi sembra che di fronte a questi arresti la risposta è stata unanime, al di là delle differenze che continuano ad esistere ogni componente ed ogni singolo ha compreso che l'attacco è rivolto a tutt@. Chi si nasconde dietro i magistrati cosentini? Questa è forse la domanda più difficile a cui rispondere, per cui provo solo ad abbozzare alcune cose "curiose". Alla faccia della difesa incondizionata della magistratura e della loro prematura incoronazione a difensori del popolo contro i potenti operata dai girotondisti, questa operazione mostra il vero volto della magistratura, e ci riporta all'uso emergenziale che ha contraddistinto questo apparato repressivo dello Stato. L'abbaglio dei girotondisti è naufragato nella crudele realtà dei giudici che reprimono i movimenti. Inutile dire: ve l'avevamo detto e inutile pensare che la questione sia così semplice. Ieri pomeriggio ascoltando le dichiarazioni di Pisanu, Bossi, La Russa, ed altri esponenti di Governo di cautela sull'operazione repressiva in atto, le perplessità aumentavano. Vabbè i ROS che hanno girato tutto lo stivale per trovare qualche giudice che firmasse le ordinanze d'arresto, però qual è la sponda politica? Poi verso sera arriva la notizia della condanna di Andreotti e le perplessità aumentano. Tutto viene ovviamente posto sullo stesso piano: dalla gestione del potere del passato regime democristiani, ai torturatori della Diaz e di Bolzaneto, agli arresti degli oppositori per reati di opinione (politica). E' il ritorno degli equilibristi che devono spiegare perché i magistrati cosentini sono "cattivi" e quelli milanesi e di altre procure "buoni", pena l'accusa che rimbalza da uno schieramento all'altro di faziosità. E allora la domanda è: vuoi vedere che oltre al resto gli arresti sono anche (non certamente solo) il frutto di uno scontro interno tra apparati dello stato? Loro si litigano e noi finiamo in carcere.. Ovviamente molte delle cose che ho scritto sono semplici abbozzi, supposizioni tutte da verificare, spunti per discutere, per comprendere. Veniamo ora alle diverse e molteplici possibili cose da fare per liberare tutt@. Premetto che non mi convince questa cosa dell'autodenuncia, pur capendone la portata (siamo tutti sovversivi e responsabili) non mi sembra il caso di aumentare il livello di schedatura di massa operato dal ministero degli interni. Eppoi una cosa è l'attribuzione pubblica di responsabilità (il gridare siamo tutti sovversivi in piazza, in rete, ecc.) e ben altra è presentarsi in qualche caserma o qualche procura ed autodenunciarsi. comunque il movimento è molteplice per cui se altri ritengono importante autodenunciarsi non sarò certo io ad impedirglielo. Proseguire con le mobilitazioni e le manifestazioni fino alla scarcerazione dei compagn@. Non sarebbe malvagio costruire uno sciopero generalizzato per difendere gli spazi di libertà, il diritto di espressione, la libertà che ora viene violentemente negata ad alcuni di noi. Certo la domanda lasciata aperta dopo Firenze continua a riecheggiare, oggi ancor più di ieri: riuscirà la moltitudine a superare la politica degli eventi e irrompere nel quotidiano? Non accettare il terreno dell'intimidazione, continuare a fare, dire, scrivere esattamente come prima, in poche parole non farsi tappare la bocca! Rivendicare l'estinzione del carcere: utile strumento solo per chi non vuole mettere in discussione questo mondo.. Comprendere che quanto accaduto ora a 20 compagn@ è ciò che devono sopportare in silenzio oltre 40.000 detenuti e non ricacciare nel silenzio questa scomoda realtà, celata da insormontabili mure di cinta, ma capace di estendere i suoi strumenti di controllo ai territori in cui viviamo, alle nostre stesse vite. Alla faccia di chi costruisce leggi a proprio uso e consumo (mi riferisco alla Cirami), ricusare qualunque corte accetti di istituire un processo a carico dei compagn@ arrestati, per il comportamento gravemente pregiudiziale nei loro confronti e lesivo della libertà di espressione (solo formalmente tutelata anche da diversi articoli della Costituzione). Lasciamo ad altri l'ingrato e strumentale compito di invocare un improbabile rispetto per il lavoro della magistratura, perché ormai il re è nudo e indossa le vesti dell'inquisizione! Spero che queste brevi considerazioni possano essere utili, pur nella consapevolezza che sul terreno delle possibili risposte è importante che la molteplicità che caratterizza il movimento costruisca un altrettanto ventaglio di iniziative, idee e proposte! Un abbraccio forte ai 20 compagn@ arrestati (nessuno escluso), di cui non possiamo che chiedere l'immediata scarcerazione!
Paolo Punx

Fonte: Reddito Lavoro mailing list