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La Guerra Fredda americana per delega a Gaza – di Ali Abunimah

16/2/07 5:35 | tag: | correlati

16 Feb 2007 5:35


In questi giorni i crimini brutali ed incessanti dell’occupazione israeliana sono stati eclissati dalla carneficina a Gaza e decine di palestinesi sono stati uccisi in quelli che comunemente vengono chiamati “scontri tra fazioni”, fra le forze fedeli al capo dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas e al suo partito Fatah da una parte, e il governo guidato da Hamas dall’altra.
Radio e televisioni si sono colmate di angosciati richiami provenienti da ogni settore della società palestinese -partiti politici, organizzazioni non governative, e leader religiosi Cristiani e Musulmani - per un’immediata cessazione degli scontri e per un immediato ritorno al dialogo.
Forse per la paura che una situazione già amara potesse esacerbarsi, solo poche di queste voci hanno indagato in modo diretto il motore di questa violenza.
Nelle menti agitate degli ideologi dell’amministrazione Bush, la Palestina è diventata un altro fronte in quello che loro concepiscono come una nuova Guerra Fredda contro l’”islamofascismo”. Considerano l’Iran l’obiettivo centrale e battaglie future stanno per essere intraprese contro un nemico immaginario, dall’ Afghanistan al Pakistan, passando per l’Iraq, fino alla Palestina, al Libano, alla Somalia e avanti ovunque si trovino arabi e musulmani. In tutti questi casi, conflitti locali con le loro specifiche ragioni storiche vengono fatti degenerare e condotti all’interno di questo grande racconto.
Mahmoud Abbas ed il signore della guerra di Gaza Muhammad Dahlan, sono diventati i volenterosi delegati per le concessioni palestinesi a questo grande progetto, come le loro tattiche e le loro dichiarazioni di fedeltà rivelano.
L’atto più recente dello scontro è iniziato il 1 febbraio, quando le forze del Ministero degli Interni palestinese, diretto dal governo Hamas, ha cercato di interdire un convoglio di autocarri provenienti da Israele che sono entrati a Gaza.
I funzionari hanno dichiarato che gli autocarri trasportavano armi destinate alla Guardia Presidenziale, la milizia fedele ad Abbas.
Esponenti di Fatah, parlando nella sezione araba della BBC, hanno veementemente negato le dichiarazioni, esprimendosi in modo contraddittorio in merito al contenuto degli autocarri. Una di queste dichiarazioni affermava che l’autocarro conteneva “cibo e medicine per i palestinesi”, un’altra “tende ed attrezzature”, ed un’ altra ancora “generatori di elettricità e pezzi di ricambio”. Le due smentite non coincideva l’una con l’altra.
Certamente il fatto che la Guardia Presidenziale stia ricevendo armi tramite Israele è di comune dominio per i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania e se ne è parlato apertamente per mesi sulla stampa israeliana.
A partire da Ottobre, otto camion carichi di fucili AK-47, mitragliatrici e diverse migliaia di munizioni sono entrati a Gaza da Israele attraverso i checkpoints di Nahal Oz e Kerem Shalom, secondo quanto ha dichiarato un alto ufficiale di Forza-17, l’esercito di al-Fatah, che inoltrò questa informazione ad un giornalista di Hebron, Khaled Amareh. Tutte queste armi non sono andate solamente alla Guardia Presidenziale; molte sono state vendute al miglior offerente.
E solo qualche giorno fa, il Presidente Bush ha annunciato di voler trasferire 86 milioni di dollari per sostenere Abbas.
Per distogliere l’attenzione dallo scandalo della “presidenza” palestinese che riceve armi dagli Stati Uniti attraverso Israele da usare contro i palestinesi stessi, la Guardia Presidenziale ha lanciato un contrattacco contro l’Università islamica di Gaza distruggendo e bruciandone una parte. Gli ufficiali di Abbas affermarono che le loro forze avevano arrestato sette esperti militari iraniani che lavoravano al servizio di Hamas e hanno etichettato i leader di Hamas come “estremisti” e “rivoltosi”. Fatah, insieme ad una radio locale vicina a Fatah ha anche accusato Hamas di essersi bruciatati l’Università islamica da sé, per oscurare l’”immagine gloriosa” di Fatah. Le dichiarazioni sugli iraniani sono state smentite universalmente, ma hanno rilevato come i rappresentanti di Abbas abbiano adottato il paradigma Israeliano e Americano.

In tante recenti manifestazioni, i fedeli a Dahlan hanno gridato “Sciiti, Sciiti” ai sostenitori di Hamas. Il tutto forse per indirizzare l’attenzione sul sostegno iraniano ad Hamas (il movimento, come il resto della comunità musulmana palestinese è Sunnita) ma questo incitamento all’odio confessionale, fin’ora sconosciuto nella società palestinese, serve (al momento) per ampliare i piani strategici degli sponsor di Abbas e Dahlan.
Dopo che gli Hizbullah hanno sconfitto Israele l’estate scorsa, il movimento sciita libanese, appoggiato dall’ Iran, ha guadagnato un enorme prestigio tra la gente a livello regionale, specialmente tra i palestinesi, come movimento arabo nazionale e pan-islamico che si erge in modo deciso contro l’aggressione israeliana, in contrasto con governi deboli, impopolari e corrotti. Da ora la promozione attiva della paura sunnita per i fratelli sciiti è progettata per limitare l’influenza dell’Iran – e alimenta la buona vecchia dose di divide et impera.
(Pertanto, in questa prospettiva, la carneficina in Iraq e l’oltraggio della brutale impiccagione del sunnita Saddam Hussein da parte di una milizia identificata come sciita è stato davvero un bonus - ndt, per questo scopo).
Abbas sta alla fine realizzando ciò che Arafat era sempre stato spinto a fare, intanto che Israele e gli Stati Uniti guardano con gioia. Come ha illustrato Ha’aretz, Israele non sente nessun bisogno di lanciare una grande operazione di rivalsa contro Gaza dopo la bomba del 29 gennaio a Eilat. “Se Fatah e Hamas sono così bravi nell’uccidersi l’un l’altro, perché Israele dovrebbe intervenire e incitarli a chiudere i ranghi contro il comune nemico? (Ndt, contro Israele?)
Da quando sono infuriati gli scontri a Gaza, i portavoce della politica americana, il così detto Quartetto (formato dai rappresentanti di Stati Uniti, Unione Europea, Nazioni Unite e Russia) si sono incontrati per discutere dell’ormai defunto “processo di pace”. Il Quartetto ha espresso la sua “profonda preoccupazione per la violenza interpalestinese e hanno chiesto il rispetto della Legge e dell’ordine”. Ricalcando l’approccio americano all’ultima guerra di questa estate in Libano, la politica del Quartetto inequivocabilmente non ha chiesto il cessate il fuoco. Hanno però chiesto “l’unità dei palestinesi appoggiata da un governo garante della non-violenza, il riconoscimento di Israele e l’accettazione degli obblighi espressi dalla Road Map” restando del tutto in silenzio sulla lenta e continua pulizia etnica dei palestinesi in particolare sull’annuncio della scorsa settimana fatto da parte del primo ministro Olmert secondo cui Israele sta estendendo verso est l’illegale Muro di separazione in Cisgiordania per annettere diverse grosse colonie dove vivono solo ebrei. Queste misure annetteranno altre ventimila alle centinaia di migliaia di palestinesi già tagliati fuori nei ghetti circondati dal muro che l’ex Presidente Carter ha messo in relazione all’”apartheid”. Grazie a questa misura centinaia di migliaia di palestinesi saranno tagliati fuori dal muro e messi in un ghetto che il Presidente Carter ha definito “apartheid”.
Il Quartetto ha persino “salutato” positivamente la fornitura di armi alla Guardia Presidenziale da parte degli Stati Uniti, benché nel doppio senso diplomatico sia stato eufemizzato come “sforzi per riformare il settore della sicurezza Palestinese e come aiuto per migliorare legalità e ordine per la popolazione palestinese”.
Male come stanno le cose, cominciano ad apparire dei cedimenti.
Anche se la propaganda statunitense asserisce che armare la milizia di Abbas è in parte una risposta alla crescente influenza iraniana, il Comitato per lo di Sviluppo Internazionale del parlamento Britannico ha concluso la scorsa settimana che sono state le sanzioni e l’isolamento ad aver guidato Hamas a cercare il sostegno iraniano chiedendo con urgenza di agire come è stato fatto con l’IRA, chiedendo con urgenza che l’Unione Europea consideri sanzioni contro Israele, come la sospensione dell’accordo di Associazione che garantisce allo stato ebraico speciali privilegi di commercio. La propaganda Israeliana e Americana, adottata adesso anche dall’Unione Europea, tenta di oscurare la conoscenza basilare che la Palestina è un popolo colonizzato che lotta per la liberazione. Nella politica di sostenere un gruppo insignificante che combatta fedelmente per il bene dell’impero, colonizzatori e colonizzati finiranno solo per aumentare lo spargimento di sangue. Ma, alla fine, fallirà in Palestina come ha fallito in Irlanda del nord, in Sud Africa, in America Centrale e Meridionale, e come sta fallendo in Iraq.

Ali Abunimah è co-fondatore di Electronic Intifadah.org e autore di “Uno stato: una corposa proposta per uscire dall’impasse Israelo-Palestinese”.
Fonte: www.electronicintifadah.org del 3 Febbraio 2007

[Traduzione a cura di Patrizia Viglino]


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