Sostieni InformationGuerrilla! Fai una donazione.
Piazza Carlo Giuliani

Information guerrilla

Minority Report

“Il Lieberman-pensiero” di Patrizia Viglino

18/11/06 22:26 | tag: , , | correlati

18 Nov 2006 22:26


Non è mai abbastanza prestare attenzione alla figura e agli intenti di un uomo come Avigdor Lieberman, specie quando giunge al potere entrando a far parte di una coalizione di governo che predica la guerra permanente quale atto di esistenza. Forse non si è dato sufficiente spazio alle parole e alle intenzioni del premier israeliano Olmert di aprire nuovi fronti di guerra in Medio Oriente e all’insistenza di Lieberman sulla politica dello scontro totale con i palestinesi.

In un articolo uscito sul quotidiano della destra israeliana Yedoth Aaronot, del 18 Novembre, dal titolo “Biglietto di sola andata per il paradiso ai leader di Hamas”, viene posto bene in luce il Lieberman-pensiero, esternato alla Radio Israeliana. Per prima cosa Lieberman ritiene che sul piano politico sia necessario “ignorare” il presidente Abbas in quanto “ininfluente”, odiato e privo di potere, e iniziare a dialogare con la Giordania che invece giocherebbe un ruolo determinante in Cisgiordania.
Seconda cosa, Lieberman ha detto di ritenere “distruttiva” la Road Map e gli Accordi di Oslo. “Continuare ad aderire agli Accordi di Olso e alla Road Map ci porterà entrambi a una serie di confronti sempre più sanguinari e alla fine….Metterà il nostro futuro completamente in pericolo”, ha dichiarato. Terza cosa, la politica nei confronti del governo palestinese dovrebbe essere quella di “rovesciare” il governo Hamas infatti, ha detto, “non c’è alcuna ragione di colpire i campi profughi di Beit Hanun o di altri luoghi come quelli. Gente come loro, che vive con 10 shekels al giorno, non ha nulla da perdere. Quando vengono uccisi, ne vengono reclutati altri con piacere. Dobbiamo prestare attenzione a quelli che hanno qualcosa da perdere – ai leader di Hamas e della Jihad Islamica”. I leader di Hamas e della Jihad, ha detto Lieberman, “devono sparire, andare in paradiso, tutti loro. Non c’è alcuno spazio di compromesso su questo argomento”. Quarta cosa, per quanto riguarda la politica nella Striscia di Gaza, secondo Lieberman, per fermare il lancio di razzi artigianali qassam, è necessario “bombardare qualunque edificio, area e gruppo identificato come terrorista, risparmiando ) quanto possibile i civili.” Abbiamo visto con quali risultati a Beit Hanoun si “risparmiano” i civili! Inoltre ha detto a chiare lettere che Israele deve rimpossessarsi della Philadephi route a Rafah “per fermare il traffico d’armi” dall’Egitto a Gaza. Si è anche lamentato del fatto che l’Egitto non starebbe facendo abbastanza per impedire ai palestinesi di introdurre armi a Gaza. Sull’idea di riprendere in modo massiccio le uccisioni extragiudiziarie discusso durante un meeting del partito di cui Lieberman è presidente, “Israel Our Home”, il rappresentate alla Knesset Ytzhak Aharonovich ha sostenuto che Hanyeh è responsabile del lancio dei qassam su Sderot e che dunque “lui deve pagarne il prezzo. Deve essere assassinato”. Aharonovich si è anche lamentato che le azioni militari siano intraprese semplicemente in risposta al lancio dei razzi e non prima. Ma secondo Yedoth Aaronoth anche altri esponenti politici israeliani di sinistra si sono detti d’accordo per la ripresa o meglio la continuazione degli omicidi extragiudiziari anche se non necessariamente contro Hanyheh. A questo proposito il deputato Vilnai ha detto che “tutti quelli che hanno a che fare con il terrore dovrebbero essere assassinati”. Inoltre Vilnai ha dichiarato che “la guerra deve essere continuativa” a Gaza.

Ma tale propaganda bellicistica non riflette sul fatto che le operazioni militari israeliane non sono mai servite a “fermare” il lancio di un solo razzo qassam e questo è infatti l’argomento principale che gli oppositori o forse sarebbe meglio definirli, i dissidenti israeliani, che sostengono la linea del dialogo e del reciproco riconoscimento con i palestinesi, oppongono alla linea del governo Olmert, fautore al contrario dell’opportunità di riprendere le operazioni militari a Gaza. In effetti, il Lieberman-pensiero, non ha nulla di diverso dalla politica israeliana post-Olso che non riconosce i palestinesi quali partner alla pari per il dialogo e cerca al di fuori della Palestina altri interlocutori che possano “occuparsi” dei palestinesi, controllandoli militarmente (l’Egitto e le truppe internazionali a Gaza e i giordani in Cisgiordania, secondo Lieberman). Per questo i fautori di questa politica unilaterale se la prendono con l’Egitto che invece che fare da cane da guardia alla Striscia di Gaza, “permette” il traffico di armi leggere (fucili AK-47 e pistole). Le armi leggere invero passano e sono sempre state trafficate in tutti i territori occupati, sia in Cisgiordania, interamente controllata da Israele, che a Gaza, il cui confine è sotto controllo egiziano, ma di fatto israeliano. A fare affari con la resistenza palestinese in questo traffico sono da sempre prima di tutti i coloni e poi anche gli stessi soldati israeliani, ma a patto che ad essere vendute siano solo armi leggere, come di fatto accade. Anche prima dell’evacuazione da Gaza e al ridispiegamento delle truppe israeliane nei suoi confini “interni”, i coloni trafficavano armi con i palestinesi (e non solo). Nulla è cambiato ora. Tuttavia per Lieberman questo argomento è buono per spingere il governo a decidere per una nuovo reinvasione di Gaza e una nuova rioccupazione della Philadelphi Route a Rafah. Era del resto solo questione di tempo. In questi anni, e anche da Oslo in poi, nessun passo avanti è stato fatto nella direzione di una soluzione del conflitto e della costituzione dello stato palestinese pienamente sovrano, del quale anche gli israeliani si gioverebbero non poco. La guerra israeliana e l’intifadah palestinese continuano la loro serie interminabile di corsi e ricorsi fintanto che non cambierà la mentalità dei rispettivi leader ma anche il ruolo dell’Europa e degli USA. Il cambio di prospettiva politica nelle elezioni di medio termine americane, con la vittoria dei Democratici, hanno posto un freno alla politica di Olmert. Partito negli USA per avere conferme sul suo operato e i suoi progetti in Medio Oriente, il premier israeliano ha ricevuto un triplice scacco: quello di non ricevere (per ora) il solito semaforo verde per la continuazione delle operazioni militari a Gaza, quello di vedersi respingere in modo aspro i suoi commenti in merito alle critiche espresse dai democratici alla condotta della guerra in Iraq, infine quello di non aver trovato in Bush il partner politico-militare per la tanto agognata guerra all’Iran e alla Siria, passando per il Libano. Ma non basterà tutto questo a mutare la guerra nella pace. La politica israeliana non è mai stata vincolata a nessun altro governo in particolare, al contrario, sta mollando gli ormeggi e va alla deriva per inseguire strategie per delegittimare, rovesciare, arrestare, assassinare i membri del governo palestinese democraticamente eletto; per delegittimare e svuotare di potere, sia sul piano internazionale che domestico, il presidente Abbas ed esercitare una politica completamente unilaterale che mentre discredita e ignora i rappresentanti palestinesi dal punto di vista politico, ritiene il popolo palestinese una massa indegna di rappresentanza, buona solo a farsi uccidere e bisognosa solo delle elemosine di qualche potente. Una politica che ha generato l’apartheid in Palestina non può infatti non rivelarsi razzista fino in fondo. E tutte le politiche che parlano il linguaggio di Lieberman razziste lo sono, così come tutte quelle dichiarazioni che intendono “aiutare” i palestinesi senza tuttavia andare incontro alle loro aspirazioni politiche, che contribuiscono a mantenerli completamente isolati dalla comunità internazionale, perfino nell’epoca delle ingerenze e dell’export della democrazia armata. I palestinesi la democrazia l’hanno esercitata consapevolmente e per questo sono stati puniti non senza errori da parte di alcune fasce della sua leadership ancora legata alla mentalità baronale dell’Autorità Palestinese. Su una cosa Lieberman ha ragione, sul fatto che il processo di Oslo e la Road Map siano dannose, ma non per le ragioni cui pensa lui. Per Lieberman ogni contatto, ogni dialogo con i palestinesi suona come una concessione politica, come un atto di riconoscimento che intralcia i progetti politici di uno stato israeliano più ampio, più padrone delle risorse naturali, più forte militarmente, più “ebreo”. Per questo, per raggiungere questo scopo Lieberman crede (ma non è il solo) che Israele debba esercitare il massimo della forza e cancellare nel sangue tutte le forme di “rivolta” palestinese, ogni capacità di resistenza che possa condurre a risultati sul piano politico (anche quelle pacifiche del villaggio di Bi’lin, ignorato completamente dalla stampa). Ma Lieberman ha ragione a dire che Olso e la Road Map sono un disastro, prima di tutto perché in entrambi i casi la comunità internazionale e gli USA in particolare hanno giocato un ruolo definito “dei due pesi e delle due misure”, fuor di metafora, una politica che ha sempre attaccato i palestinesi e “giustificato” gli israeliani ogni qualvolta che le rispettive formazioni politiche hanno violato gli accordi stipulati. Seconda cosa, la ragione di questo fallimento sta essenzialmente in un cavillo linguistico: si è parlato e si parla ancora di “processo” di pace o di “via” verso la pace (Road Map!) ma non si parla concretamente di come togliere gli ostacoli che impediscono la pacifica convivenza, sotto qualunque forma politica finale si voglia. Continuare ad ignorare il conflitto in corso, continuare a rimandare all’infinito l’urgenza di un immediato ritiro delle truppe israeliane entro i confini del 1948, al di quà della linea verde del 1967, (la qual cosa potrebbe realizzarsi in 3 giorni), significa evitare di compiere il primo vero passo per la protezione dei civili palestinesi dalla terribile realtà dell’occupazione militare e remare contro la nascita di un vero dialogo di pace.


18/11/06 22:26 | tag: , , | correlati


Correlati