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Minority Report

“20 palestinesi uccisi a Beit Hanoun” di Patrizia Viglino

8/11/06 20:00 | tag: , , | correlati

8 Nov 2006 20:00


Dopo sei interi giorni di pesanti operazioni militari a Gaza, ieri l’esercito di occupazione israeliana si era allontanato dalla città di Beit Hanoun, lasciandosi dietro una lunga scia di sangue, che ha visto 53 morti palestinesi, centinaia di feriti e la distruzione di case e infrastrutture.
All’alba di oggi, 8 Novembre, alcuni carri armati posizionati a ridosso del confine nord di Gaza hanno esploso 15 colpi di artiglieria nella zona residenziale nord di Beit Hanoun, sulla via Hamad colpendo una serie di abitazioni.
Secondo fonti giornalistiche sul posto, l’artiglieria ha ucciso 20 persone* mentre si trovavano nelle loro case, come riportato anche da The Independent. Le vittime, tutte civili, appartenevano alla stessa famiglia degli Athamna. A morire colte nel sonno anche molte donne e otto bambini. I carri armati hanno sparato anche sui vicini di casa accorsi dopo la prima esplosione.
Sempre The Independent ha raccolto la testimonianza di uno dei leader della famiglia allargata degli Athamna, agricoltori di Beit Hanoun. Akram al-Athamna si trovava fuori casa all’alba quando ha udito il rumore delle esplosioni ed ha notato del fuoco provenire dal tetto della casa di suo fratello. Dopo di che, ha udito altri colpi di artiglieria sparati “direttamente sulle persone che correvano fuori da casa”. I testimoni parlano di resti di corpi straziati disseminati nel luogo del massacro e anche i soccorritori hanno dichiarato di aver portato via corpi smembrati di donne e di bambini, senza teste e arti.
Questa testimonianza è stata riportata anche dalla versione on line del quotidiano Yedoth Aaronoth e tuttavia l’articolo si affretta a precisare che forse il proiettile sparato dal carro armato israeliano è stato incidentalmente deviato verso le case, sfidando incredibilmente le leggi della fisica e della meccanica.
Di fatto la maggior parte delle vittime si trovava nel proprio letto e dormiva al momento dell’attacco.
I responsabili delle operazioni militari a Gaza tra cui il comandante delle truppe Dan Halutz ha chiesto un’inchiesta interna all’IDF per “investigare” quello che sotto gli occhi di tutti è stato con evidenza un crimine di guerra. Il risultato della possibile inchiesta interna israeliana è già stato anticipato da alcune congetture apparse sulla stampa israeliana secondo cui potrebbero essere stati i Qassam palestinesi a colpire le case, ma il rumore dei colpi di carro armato non lasciano dubbi. Da tempo infatti l’esercito israeliano si arroga il diritto dei diritti, quello dell’impunità nei crimini di guerra, sostenuto da una macchina propagandistica ben oliata che vede gli stessi quotidiani israeliani in prima linea nel sostenere l’esercito israeliano, salvo ormai sempre più rare eccezioni.
Questo attacco vile e mirato politicamente è servito al governo israeliano per impedire ancora una volta la formazione di un governo palestinese forte. Il dialogo interno palestinese si era particolarmente rafforzato in questi ultimi mesi sia con la forza politica e carismatica esercitata dal leader di Fatah Marwan Barghuti, nelle carceri israeliane dal 2002, sia grazie anche alla mediazione tra Autorità Palestinese e governo Hamas da parte di Mustafà Barghuti che del “governo di unità nazionale” e del dialogo interno palestinese è da sempre un fautore.
Commentando il massacro di Beit Hanoun, il portavoce del governo palestinese Ghazi Ahmad ha dichiarato che “Israele non è uno stato, ma piuttosto una gang di criminali” e il premier Ismail Hanyeh ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire e di investigare per crimini di guerra. Intanto, il premier neo eletto lo scorso Gennaio, ha anche congelato la formazione del nuovo governo e ha indetto tre giorni di lutto nazionale. Una forma di unità nazionale più forte delle tante parole, purtroppo.
In giornata gruppi armati palestinesi hanno lanciato razzi artigianali verso Israele in risposta al massacro dell’alba e hanno dichiarato che ci sarà una ripresa degli attacchi contro Israele, lasciando intravedere una porta aperta sul prossimo baratro.
Ma anche lo stesso Mahmoud Abbas si è espresso duramente dopo l’eccidio di Beit Hanoun, dichiarando che Israele non vuole la sicurezza e la pace o la stabilità nella regione ma al contrario vuole che la situazione continui a deteriorarsi. Abbas ha anche descritto Beit Hanoun come area disastrata (40 case distrutte e altre 400 danneggiate durante l’operazione Autumn Clouds) e ha chiesto alla comunità internazionale e alla Lega Araba di intervenire per chiedere una seduta di emergenza alle Nazioni Unite. Abbas ha anche detto che, a suo vedere, Israele non sembra volere che i palestinesi siano uniti e ha assicurato che, al contrario, il dialogo nazionale palestinese ne uscirà rafforzato. Come se Abbas sentisse che questo ennesimo attacco israeliano sia parte di un piano più generale per indebolire la sua autorità e per impedire la formazione di un governo di unità nazionale palestinese che otterrebbe come “premio” la fine dell’embargo, promessogli dalla Unione Europea in caso di successo. L’ingerenza e la tendenza a sferrare colpi bassi per determinare la politica palestinese non è infatti una prerogativa dei soli USA. Anche l’Europa ha manovrato per affondare il governo Hamas e per orientare la politica palestinese, con il solo risultato di lasciare la popolazione, in particolare di Gaza, esposta all’attacco indiscriminato e senza freno dell’esercito di Israele.
Ma il presidente Abbas ha anche definito “offensivo” il fatto che Israele abbia parlato di un atto di “autodifesa”. Questa il senso di una dichiarazione del ministro Livni secondo cui “Israele non ha alcun piano per uccidere i civili” e ha parlato di un “incidente”, inevitabile nella lotta contro il lancio dei razzi Qassam. Insomma per la leadership israeliana sono i palestinesi che attaccano i civili israeliani e non il contrario. Immaginiamo ad ogni modo che le vittime, se avessero potuto parlare, avrebbero respinto le scuse di Olmert al mittente. I crimini di guerra infatti non meritano di essere “scusati”.
Da parte israeliana il dibattito sul fallimento della triade di governo Olmert-Perez-Halutz si incentra proprio su questo, sul fatto che Israele non riesca a fermare con le sue guerre la resistenza palestinese, né il lancio di razzi su Israele. La decisione di muovere guerra al Libano, così come ai palestinesi, continua ad essere parte di un’intesa tra Olmert e i capi dell’esercito israeliano e, secondo un articolo apparso su Ha’aretz, di fatto Olmert opera nel vuoto politico e non sa dove o in quale direzione sta conducendo il paese. Oppure lo sa.
Di certo sta conducendo Israele ad uno scontro totale con i palestinesi, vicinissimi ormai alla Terza Intifadah, dove la predominanza bellica israeliana porterà massacri ed eliminazioni sempre più massicce che possano servire da provocazione anche per aprire nuovi fronti. Israele non ha infatti rinunciato, e l’arrivo nel team di governo di Lieberman lo conferma, al suo piano anti arabo in medio oriente.
Intanto l’Unione Europea ha parlato del massacro di Beit Hanoun come di “un evento profondamente scioccante” e il ministro degli esteri italiano Massimo D’Alema ha invece parlato di “massacro”, così anche il segretario della Lega Araba, Amr Mousa. Una linea chiara che non lascia adito a forme di giustificazionismo di questi atti criminali e che speriamo possa costituire in sede europea un passo decisivo e immediato per la fine dell’embargo imposto ai palestinesi e l’inizio di una campagna di pressioni serie che inducano Israele a rispettare la legge umanitaria internazionale.
Secondo un rapporto dell’organizzazione israeliana, Physicians for human rights, un terzo delle vittime palestinesi sono bambini. Dall’inizio del 2006 Israele ha ucciso 96 bambini palestinesi, la maggior parte dei quali nella Striscia di Gaza (contro i 45 del 2005) mentre altri 337 bambini sono rimasti feriti.

* Dati forniti da PNN e Wafa Agency
Fonte: http://www.imemc.org/content/view/22515/1/


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