“Raid a Gaza, uccisi otto palestinesi e un soldato” di Michele Giorgio
2/11/06 23:06 | tag: Gaza, Israele, Palestina| correlati
Raid a Gaza, uccisi otto palestinesi e un soldato. Il ministro Lieberman: come i russi in Cecenia
di Michele Giorgio
Otto palestinesi, un soldato israeliano morti e almeno 35 feriti sono il bilancio provvisorio dell’attacco più imponente sferrato dall’esercito dello Stato ebraico in questi ultimi giorni nella Striscia di Gaza. Un nuovo bagno di sangue che ieri sera non era ancora cessato e che rappresenta un assaggio della massiccia offensiva che il gabinetto di sicurezza israeliano formalmente non ha ancora approvato ma che continua a rimanere una possibilità concreta. A frenarla è, con ogni probabilità, la constatazione da parte dei comandi militari israeliani delle accresciute capacità belliche dei combattenti palestinesi. Il quotidiano Maariv ieri ha riferito, sulla base dei racconti fatti dai riservisti della Compagnia C della Brigata 630 impegnata in queste ultime settimane, che i palestinesi non solo sono in possesso di razzi anticarro, ma hanno imparato ad usarli, con sofisticate tecniche di combattimento.
Tanto è vero che ora i soldati israeliani sono spesso costretti ad avanzare a piedi e non con i mezzi blindati che non garantiscono più una protezione adeguata. Ma a frenare il premier Olmert sarebbe anche il ministro della difesa Amir Peretz che da un lato ha pienamente sostenuto l’attacco al Libano e dall’altro è contrario a un’offensiva ampia a Gaza. Contrasti che hanno spinto Olmert a isolare Peretz facendo entrare l’estremista di destra Avigdor Liberman nel gabinetto di sicurezza, in vista anche di un possibile attacco contro l’Iran. E ieri, al suo debutto nel ruolo di ministro per gli affari strategici, Lieberman non ha tradito le attese. Commentando l’operazione in corso a Gaza, ha suggerito di agire «come la Russia opera in Cecenia», ovvero usando il massimo della forza e violando sistematicamente i diritti umani.
L’attacco israeliano è cominciato alle prime luci dell’alba. Obiettivo dell’operazione Beit Hanun, a nord di Gaza, da dove i militanti palestinesi lanciano razzi contro la vicina città di Sderot - anche ieri, facendo alcuni feriti leggeri - in risposta ai raid israeliani. La Brigata Givati, assistita da reparti blindati, da elicotteri e anche dal fuoco di motovedette al largo di Gaza, è entrata a Beit Hanun da direzioni diverse, accolta dal nutrito fuoco dei palestinesi che hanno anche fatto esplodere ordigni nascosti ai margini delle strade. I combattimenti sono andati avanti tutto il giorno, scanditi dal continuo aggiornamento del bilancio di morti, tra i quali figura anche un sergente israeliano. La popolazione civile ha vissuto nell’angoscia, con le sirene delle ambulanze che riecheggiavano per tutta Gaza city, mentre dagli ospedali giungevano appelli a donare il sangue. Intanto nel sud di Gaza, nella zona dell’aeroporto Dahanyeh, aumentano le truppe israeliane e ciò lascia pensare ad un nuovo raid nell’Asse Filadelfi, dove secondo il governo Olmert si svolgerebbe il traffico di armi attraverso tunnel sotterranei tra Gaza e l’Egitto. Due giorni fa in quella zona tre palestinesi sono stati uccisi dai soldati israeliani.
«Quello compiuto da Israele a Gaza è un crimine odioso», ha protestato il presidente Abu Mazen che ha invitato «il governo d’occupazione a porre fine immediatamente a tutte le sue azioni ostili contro il popolo palestinese». Il presidente dell’Anp ha chiesto l’intervento della comunità internazionale «per far cessare queste aggressioni e impedire un nuovo deterioramento della situazione nella regione». Indignata anche la reazione del premier Ismail Haniyeh (Hamas) secondo cui l’operazione israeliana è strettamente collegata all’ingresso nel governo israeliano del «superfalco» Lieberman. Aprendo la riunione d’emergenza del suo governo, Haniyeh ha aggiunto che «l’escalation israeliana e il massacro rientrano nelle pressioni esercitate sul nostro popolo». Il nuovo bagno di sangue è giunto peraltro mentre la stampa, soprattutto quella palestinese, riferiva di progressi che sono stati registrati nella trattativa per uno scambio tra il caporale Ghilad Shalit (catturato il 25 giugno) e alcune centinaia di prigionieri palestinesi in carcere in Israele. Al Cairo sono presenti alcuni esponenti di Hamas per finalizzare l’accordo mediato dall’Egitto che avrebbe anche il via libera del leader in esilio del movimento islamico, Khaled Mashaal. Intanto le risorse finanziarie a disposizione dell’Anp sono crollate del 60% dalla costituzione del governo di Hamas, lo scorso marzo, in seguito al congelamento degli aiuti economici internazionali. Lo ha riferito ieri il Fondo monetario internazionale. Nel periodo aprile-settembre, i fondi si sono contratti, rispetto allo stesso periodo nell’ anno precedente, da 1,2 miliardi di dollari a 500 milioni di dollari.
Fonte: ilmanifesto del 2 Novembre 2006






