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“L’ONU, la NATO, la Civiltà…” di Patrizia Viglino

29/7/06 10:00 | tag: , , , , | correlati

29 Lug 2006 10:00


La conferenza di Roma si è rivelata alfine un disastro, scoprendo il volto della comunità internazionale, impotente nel fermare la guerra in Libano e forse troppo “abituata” all’uccisione in massa di popolazioni lontane.
Un incontro lampo, quello romano, che non è stato in grado di raggiungere l’obiettivo di chiedere un immediato cessate-il-fuoco, primo ed unico passo per condurre le parti a un tavolo negoziale.
Così come non si può negoziare sotto le bombe, non si può neppure parlare di “risultati”, intanto che la popolazione civile muore sotto le bombe, ininterrottamente dal 12 di Luglio.
Forse sarebbe stato più produttivo ammettere un nulla di fatto ed affrontare il nodo saliente del pomo della discordia, costituito sostanzialmente dalla posizione degli Stati Uniti che hanno imposto un testo impresentabile, se osservato alla luce della grave escalation che potrebbe scaturire da questa guerra.
Nonostante la maggior parte dei rappresentati dei governi presenti al summit di Roma avessero espresso l’urgenza di un immediato cessate-il-fuoco, alfine è prevalsa la visione americana di “un altro mondo impossibile” da vivere. Alla linea francese che chiedeva che nel testo finale del summit venisse scritto “immediato cessate il fuoco”, la Rice ha preferito “lavoreremo immediatamente per la cessazione delle ostilità”. La differenza non è solo di linguaggio ma di sostanza politica e nelle prossime ore e mesi, farà la sua grande differenza per tutti quei libanesi che continueranno a morire sotto i bombardamenti.
Chiedere l’immediato cessate-il-fuoco costituisce un obbligo morale. Il non averlo fatto con forza rappresenta il fallimento della comunità internazionale e non soltanto una forma di cattiva interpretazione da parte del governo Olmert che, in tanta debolezza, vi ha letto il via libera per il proseguimento delle operazioni militari, come dichiarato dal ministro israeliano della giustizia Haim Ramon. Una “lettura” questa, poi corretta dal ministro degli esteri tedesco Steinmeier che ha parlato di misunderstanding”. In realtà Israele ha capito molto bene, ha capito che c’è stata impotenza, complicità, ingenuità perfino, ma non un misunderstanding!
A Roma, a nulla è valso l’accorato appello del primo ministro libanese Fouad Siniora che ha scosso le coscienze descrivendo la drammatica situazione che vive il Libano, con un bilancio provvisorio di 600 morti, per la maggior parte civili inermi, e con un disastro umano ed economico peggiore di quello causato dalla guerra civile. Anche Salvador Allende nel suo discorso alle Nazioni Unite, poco prima del criminale golpe contro il suo paese e il suo popolo, commosse gli astanti. Anche allora la comunità internazionale fallì, e fallì in un modo che la storia non avrebbe più dimenticato.
Il misunderstanding rappresenta una falla mostruosa nella capacità di azione politica dell’Europa che dovrebbe aver compreso il potere di veto che i rappresentanti dell’amministrazione americana sono in grado di imporre, all’ONU come in qualunque altra sede diplomatica.
Come è stato possibile che, con la maggior parte dei governi favorevoli al cessate-il-fuoco immediato, non si sia riusciti a rompere le righe, ad isolare l’asse Washington-Tel Aviv e a delegittimare sul piano internazionale questa politica interventista e unilaterale?
Condoleeza Rice ha fatto la sua proposta indecente, imponendo la visione di un nuovo Medio Oriente che aveva iniziato a delineare nel corso del suo tour da un capo all’altro del globo, in modo da lasciare a Tel Aviv aperta la finestra di tempo, promessa da Bush ad Israele, per continuare a bombardare il Libano.
La missione UNIFIL ad interim nel sud del Libano terminerà il suo mandato a fine Luglio mentre la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per l’invio di nuove truppe che affianchino o si sostituiscano a quelle presenti non sarà operativa prima di due mesi. Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato Giovedì l’estensione delle operazioni militari in Libano, preparando l’esercito “per possibili sviluppi” e confermando il doppio metodo dell’invasione da terra e dei bombardamenti, con il richiamo di migliaia di altri riservisti. Fonti dell’esercito israeliano parlano di altri due mesi di guerra, mentre altre indiscrezioni hanno ammesso che non ci sono limiti di tempo per le operazioni militari. Nel migliore dei casi, ci sarà un mese intero in cui in Libano mancherà del tutto la presenza internazionale, in attesa che venga compiuto il rimpasto del ruolo delle Nazioni Unite o che gli Stati Uniti impongano l’invio di truppe NATO, sotto altro nome.
Ma per il primo ministro libanese Siniora l’invio di una forza multinazionale in Libano potrà essere accettabile solo e soltanto se guidata dall’ONU. In caso contrario, qualsiasi forza militare straniera in Libano non potrà che essere interpretata come una occupazione militare, come ha dichiarato lo stesso Nassrallah che ha ribadito, in altre parole, come la sovranità nazionale e territoriale del Libano non debba essere compromessa in alcun modo.
Anche la Rice ha sponsorizzato un Libano “pienamente sovrano”, intanto che Israele ha persino respinto la tregua di 72 ore, chiesta dalle Nazioni Unite per favorire gli aiuti umanitari in Libano.
Ovviamente un paese distrutto e fatto a pezzi siede ai tavoli negoziali molto più ben disposto ad accettare le soluzioni che gli vengono imposte. Hussein Haj Hassan, portavoce degli Hizbollah e membro del parlamento libanese ha ribadito che il “Partito di Dio” è favorevole a un immediato cessate-il-fuoco senza condizioni. Invece non ci sarà alcun cessate-il-fuoco fin tanto che Israele non avrà obliterato il suo “delenda Hizbollah”.
L’argomento del giorno tra i vertici israeliani riguarda infatti la paura che negoziare con Nassrallah possa distruggere il potere di deterrenza del suo esercito, lasciando spazio ai movimenti di liberazione nel Medio Oriente considerando che Israele occupa illegalmente non solo la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme est palestinesi, ma anche le siriane alture del Giolan e le Shaba Farms in territorio libanese. Di fatto ad essere rinviata è anche una soluzione giusta per il Medio Oriente e l’applicazione delle Risoluzioni dell’ONU che dagli anni ‘60 scomunicano la politica coloniale israeliana.
Una “pace sostenibile” e un “nuovo medio oriente” nelle parole di Condi Rice significano di fatto una pax americana e un medio oriente de-orientalizzato, a sovranità de-legittimata e abbandonato a un feroce neo-colonialismo, anche questo sotto altra etichetta. La proposta degli Stati Uniti è sintetizzabile in un atto di pura ingerenza nel governo di Beirut con il dispiegamento di una forza NATO, quindi sotto il comando militare statunitense, lungo il confine tra Libano e Israele, con la creazione di una buffer zone demilitarizzata, una specie di no-go-zone dove gli Hizbollah non sono ammessi, e che si spinge per almeno 20 km entro il paese dei Cedri. Una rioccupazione militare sotto altro nome che riporta l’orologio della storia indietro esattamente al 2000, a prima che la resistenza Hizbollah costringesse Israele a ritirarsi dal sud del Libano.
Chiedere il disarmo degli Hizbollah, manu militari, respingendo ogni soluzione negoziale rischia di precipitare nuovamente il Libano nella guerra civile o di allargare il conflitto a tutto il Medio Oriente, questa volta su scala politico-religiosa.
E sembra essere proprio questo il disegno di Washington. Come sempre foriera di guerre, la Rice ha infatti puntato il dito contro l’Iran e contro la Siria, prossimi obiettivi della guerra infinita di Bush il quale, in un incontro con Blair, ha ribadito la necessità di dispiegare eserciti in Libano prima ancora che il Consiglio di Sicurezza voti una risoluzione per chiedere il cessate-il-fuoco. Contemporaneamente aumenta la pressione su Damasco e Teheran che fino ad ora non sono intervenuti nel conflitto. Attesa per il 31 Agosto la Risoluzione contro l’Iran per imporre lo stop al suo programma nucleare. L’ambasciatore americano John Bolton, che aveva imposto il veto alla risuoluzione per fermare gli attacchi israeliani a Gaza, ha dichiarato che il suo paese intende far pressione al Consiglio di Sicurezza per imporre sanzioni all’Iran. Non resteremo sorpresi se una eventuale Risoluzione contro l’Iran sarà vincolata a una risoluzione sulla crisi del Libano, finendo per coinvolgere anche la Siria. L’asse Washington-Londra-Tel Aviv ha imparato che lo sponsor ONU può rendere accettabile l’allineamento dei governi occidentali con la politica della guerra infinita.

di Patrizia Viglino
29 Luglio, 2006


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