“Il Libano attende l’invasione da terra” di Patrizia Viglino
21/7/06 21:31 | tag: Israele, Libano, Palestina| correlati
La guerra procede rapidamente in Libano con il suo bilancio di morte e distruzione. Venerdì 21 Luglio la capitale Beirut si è trovata ancora sotto le bombe. Colpito un quartiere sud dove forte era la presenza Hizbollah. L’aviazione israeliana ha bombardato ancora la Valle della Beka’a e l’autostrada Beirut-Damasco, a 15 km dal confine siriano, unica via di fuga dal paese. Colpita ancora Ba’albek ma il bilancio più pesante lo si registra a Tiro dove, secondo quanto riportato dal sito di Repubblica, sotto i bombardamenti ai cantieri navali hanno perso la vita 120 civili, sepolti in una fossa comune per mancanza di posto nell’obitorio.
Altissimo il numero delle vittime civili libanesi, mentre sul fronte israeliano il bilancio è di 34 morti, di cui 19 erano soldati.
Oltre 40 obiettivi sono stati bombardati mercoledì con 23 tonnellate di bombe, tra cui alcune aree adiacenti al campo profughi palestinese di Bureij el Barejneh a sud di Beirut dove Israele ipotizzava la presenza di Hassan Nassrallah che è invece riapparso in televisione oggi per smentire di essere stato ferito. Discordanti le voci sulle uccisioni di miliziani Hizbollah con cifre che vanno da 5 a 100. La guerra psicologica procede fianco a fianco con quella vera.
Nei giorni scorsi il lancio di razzi Katyusha su Israele era stato molto inteso e mercoledì avevano colpito Nazareth in alta Galilea uccidendo due fratellini di 9 e 3 anni. Hassan Nassrallah, leader degli Hizbollah, in onda su al Jazeera ha chiesto perdono per queste morti.
Anche uno dei fratelli dei bambini uccisi in Alta Galilea ha dichiarato che i suoi fratelli sono da aggiungersi alla lista delle vittime libanesi mentre altri residenti di Nazareth, a maggioranza palestinese, hanno dichiarato che il responsabile di queste morti è Israele, secondo quanto riportato su Ha’aretz. Il così detto popolo invisibile di Israele, gli arabi-israeliani, non sembrano sostenere la guerra contro il Libano. Venerdì gli Hizbollah hanno colpito ancora Haifa con sette Katyusha ferendo diverse persone, una in modo serio. Certamente il lancio dei razzi su Israele non può aiutare il movimento pacifista israeliano a far sentire la sua voce.
Durante gli scontri al confine nord, l’artiglieria israeliana ha colpito la postazione delle Nazioni Unite. Una fonte anonima ha dichiarato che si è trattato di un “impatto diretto” sulla UNIFIL che ha danneggiato la base senza causare feriti. La UNIFIL si trova dispiegata al confine tra Libano e Israele, sulla così detta Linea Blu, dal ritiro israeliano del 2000.
Centinaia di migliaia di libanesi continuano a scappare dal sud del Libano in condizioni difficili. Tutte le principali strade sono state bombardate e nel sud del paese vivono comunità poverissime composte spesso da famiglie numerose che non hanno mezzi per spostarsi. Qualcuno si allontana persino a piedi nei passi di montagna dal momento che le vie di comunicazione sono state distrutte.
Le Nazioni Unite stimano mezzo milione di profughi o meglio di “displaced people”, persone che hanno lasciato città e villaggi e che sono in movimento all’interno del paese. 130.000 sono scappati in Siria, il paese che, dopo aver accolto profughi iracheni e palestinesi dall’Iraq, ora accoglie questa nuova ondata intanto che 45.000 civili libanesi sarebbero in attesa di ricevere assistenza in patria.
I prezzi dei trasporti e del cibo hanno subito un notevole rialzo mentre secondo il World Food Programme sul posto, anche gli aiuti alimentari non possano raggiungere i “profughi interni”, sempre a causa della distruzione delle vie di comunicazione.
Fouad Siniora, primo ministro libanese ha denunciato ancora la distruzione delle infrastrutture, “questi attacchi non sono contro gli Hizbollah, questi attacchi sono contro i libanesi e il Libano”, ha dichiarato ai microfoni della CNN.
Intanto Israele ha richiamato migliaia di riservisti per aumentare il numero di truppe disponibili sia per l’avanzata nel sud del Libano che per le operazioni militari nella Striscia di Gaza, secondo quanto riportato da Ha’aretz.
In attesa che inizi l’incursione in territorio libanese, l’esercito israeliano ha di nuovo intimato a migliaia di civili di ritirarsi verso il nord con volantini e via radio.
Un comandante israeliano ha dichiarato su Ha’aretz, che “dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare. La vita umana è importante, ma siamo in guerra, e costa vite umane. Non vogliamo contare i morti ora ma solo alla fine”. Ha poi aggiunto che la guerra andrà avanti per diverse settimane ancora e che ci saranno altri morti e feriti.
Ecco messa a nudo l’impotenza della comunità internazionale intanto che, insieme al Libano, anche Israele sembra precipitare nel baratro di una catastrofe, completamente in balia dei suoi generali.
di Patrizia Viglino
21 Luglio, 2006







