“Il razzismo, non l’ignoranza, affligge la copertura dei media sulla Palestina” di R. Baroud
13/7/06 14:03 | tag: Israele, Media, Palestina| correlati
di Ramzy Baroud
Fonte: al Jazeera – data: 13 Luglio, 2006
Razzismo è “l’idea che un ‘gruppo razziale’ sia inferiore a un altro, e le pratiche di un gruppo dominante per conservare il gruppo dominato nella posizione di inferiorità. Spesso definito come una combinazione di potere, pregiudizio e discriminazione.” Questo è come la British Library cerca di definire il razzismo sul suo sito web.
La dichiarazione su riportata non si allontana dall’essenza di quasi tutto le definizioni dell’infausto concetto. E tuttavia il concetto è stato pienamente utilizzato, mentre scrivo queste parole, con in corso il furibondo attacco israeliano contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, e la debole risposta della comunità internazionale e della stampa, se non compiacente con l’aggressione.
La cattura del soldato israeliano, Gilad Shalit è un chiaro atto di autodifesa. Un professore americano di chiara fama e uno dei più coraggiosi professore di legge mi ha scritto ieri: “Insisti nel chiamare Gilad Shalit prigioniero di guerra, perché è proprio questo”. Bene, probabilmente [ndt, lo è] per la legge internazionale e per la Convenzione di Ginevra, ma non per la CNN, la Fox News e la sempre più smidollata BBC, che insistono nel presentare il soldato (con una evidente enfatizzazione della sua giovane età) come una vittima, che è stata “rapita” dai “militanti” palestinesi, che sono “affiliati” con il governo Hamas, e che quello che Israele sta facendo più di tutto è cercare di liberarlo, insistendo che “non possono esserci negoziati con i terroristi”. Se i giornalisti che stazionano insieme ai soldati israeliani che stanno compiendo l’invasione, ammassati all’interno o intorno alla Striscia di Gaza, sbagliano per primi a comunicare queste affermazioni, allora faranno di tutto per essere sicuri che stanno riportando quello che i portavoce israeliani o gli “esperti” dicono loro, ed entrambi sembrano convenire sulle stesse idee.
Nel non sfidare la versione israeliana dei fatti in qualche significativo modo, e scaricandola sugli sfortunati spettatori di tutto il mondo, il giornalismo a-critico è diventato uno strumento nelle mani degli strateghi israeliani della guerra e delle loro eterne macchinazioni. Consideriamo un esempio, un comandante israeliano ha detto a un corrispondente della BBC inviato al confine tra Israele e Gaza che Israele intende aprire il confine per “un tempo necessario” per compensare la crisi umanitaria che si sta sviluppando a Gaza. Il rappresentate dell’esercito israeliano, con un’aperta bugia dichiara che il confine è sempre rimasto aperto, nonostante il continuo attacco dei palestinesi allo stato di Israele. L’inviato BBC lo ringrazia molto e chiude. Io, di conseguenza, ho lanciato il telecomando sul televisore.
E’ possibile che la BBC e i suoi ricercatori possano essere ignari del fatto che Gaza si è trovata sotto uno stretto assedio militare dall’avvento democratico di Hamas al potere con le elezioni del 2006? Può avvenire che la stampa occidentale abbia mancato le decine di racconti scioccanti, inclusi alcuni fatti dalla Banca Mondiale, che hanno messo in guardia sul fatto che l’assedio israeliano, che è iniziato mesi prima della cattura di Shalit, era prossimo a portare caos e panico tra i già malnutriti palestinesi a Gaza? Si sono tutti persi le dichiarazioni degli alti ufficiali israeliani, che annunciavano di voler condurre l’assedio fino alla rimozione di Hamas?
Bè, forse. Per chi ha passato molti anni in questo lavoro, posso provare che alcuni giornalisti presentano i fatti in modo errato non per ignoranza, ma in modo calcolato. Ma se anche questo fosse stato il caso, allora come scusare il fatto che gli stessi media che hanno coniato il termine “rapito” per descrivere l’azione dei combattenti palestinesi che hanno catturato Shalit, si sono rifiutati di usare e di associare lo stesso termine per descrivere il rapimento della maggior parte del governo palestinese eletto, la maggior parte dei quali sono professori universitari senza alcuna affiliazione con gruppi militanti o cose del simili. I portavoce dell’esercito israeliano ha insistito che sono “tutti terroristi” e che Israele, “come ogni democratico” stato ha il diritto di proteggersi contro il terrorismo. Se costoro fossero o meno “terroristi” come Israele dice, perché hanno evitato di rapirli fino a quando i combattenti palestinesi hanno messo in imbarazzo il potente esercito israeliano e catturato Shalit, il loro primo prigioniero di guerra da lungo tempo? E’ lo stesso “arrestare” i ministri palestinesi e una ventina di parlamentari, che aver catturato un soldato in quella che è da tempo una guerra Israeliana unilaterale? Se voi foste degli spettatori bramosi della Fox News oppure lettori del New York Times, allora Israele ha non ha ancora oltrepassato i suoi legittimi confini legali, quelli che una democrazia adotta per difendere i suoi cittadini.
Ma solamente un profondo razzismo può addurre tale giustificazione. Solo una stampa razzista può dipingere la cattura del soldato il cui battaglione armato sta assediando Gaza da anni, negando [ndt, ai palestinesi] cibo e medicine, come una violazione che scuote il mondo intero e tutto quello che è sacro. Solo un giornalismo razzista presenta il sequestro di 9000 palestinesi, ora nelle prigioni israeliane, come una giusta conseguenza degli arresti di routine compiuti da Israele, di terroristi palestinesi o di potenziali terroristi.
Solo il razzismo può rimuovere completamente dall’attuale racconto l’uccisione di decine di civili palestinesi per mano dell’esercito israeliano (90 civili in sette settimane), con l’argomento che erano da ricondurre al raid palestinesi sull’avamposto militare israeliano e alla cattura di Shalit; dipingendo l’escalation in corso come se fosse stata interamente causata dai palestinesi, invece che un deciso colpo di spugna di Israele.
Certamente, il colpo di spugna sul passato da parte di Israele continuerà fintanto che il razzismo e la disguaglianza restano concetti attraverso i quali il conflitto può essere spiegato. Israele ha il diritto di compiere punizioni collettive, di affamare a morte, di rapire ministri democraticamente eletti dai cittadini e processarli “secondo la legislazione israeliana”, distruggere le infrastrutture dei vicini, istigare un disastro umanitario, assassinare a piacere, violare la legge internazionale senza remore, perché Israele non è la Palestina, e le vite e il benessere dei residenti di Israele, alla fine solo di alcuni di loro, non sia comparato con i palestinesi. Voltate pagina per un attimo e vedrete quanto razzista sia tutto questo.
L’ineguaglianza è sempre stata il cuore del conflitto, come sosteneva professore Edward Said. Devo aggiungere che il razzismo è il cuore dell’ineguaglianza. La stampa può essere ignorante, sbilanciata, interessata, ma può essere anche enormemente razzista.
Traduzione a cura di Patrizia Viglino






